Il “caso Milano” è ancora aperto.

Redazione da Redazione2 min. tempo di lettura

Un intervento di Lucia Tozzi

Lucia Tozzi, studiosa di politiche urbane e giornalista, autrice del libro “L’invenzione di Milano” scrive sulla sua pagina Facebook:

“Non abbiate fretta di dichiarare chiuso il caso Milano, né sul piano politico né su quello giudiziario. E’ chiaro che chi ha creato questo modello di crescita urbana suicida e deleterio stia usando tutto il proprio potere per continuare esattamente come prima: pressioni sulla politica a tutti i livelli, sulle strutture istituzionali, sull’opinione pubblica. Le ragioni degli abitanti devono essere soffocate, ridicolizzate, minimizzate, in qualsiasi forma si esprimano. Le manifestazioni sarebbero “violente”, le critiche “conservatrici”, il ricorso alla giustizia – conseguente all’indifferenza del ceto politico – deve essere vanificato.

Ogni tassello di questa propaganda si può riassumere in THERE IS NO ALTERNATIVE – TINA: Milano non si ferma, San SIro deve essere svenduto, il Piano casa è il solito regalo agli immobiliaristi (cessione di terreni pubblici in cambio di housing sociale privato senza garanzie per la popolazione), gli scali (ferroviari dismessi) devono diventare case e uffici di lusso con una spolverata di sociale e piante su cemento, i ricchi devono continuare a diventare sempre più ricchi e chi non ce la fa può accomodarsi in qualche luogo remoto.

….

Ripeto: il caso Milano NON E’ CHIUSO. Se anche non venissero confermate tutte le accuse (complice l’abolizione da parte del governo dell’abuso d’ufficio), il che non è ancora detto perché l’iter giudiziario non è affatto concluso, le inchieste partite dagli esposti dei cittadini esasperati dall’indifferenza della politica hanno rivelato un sistema di governo opaco e antidemocratico, ingiusto e antisociale. 

Gli abitanti – e moltissime reti di attivisti, urbanisti, giuristi, architetti, sociologi, economisti da tutte le città e territori italiani – non si danno per vinti e continuano a pretendere un cambiamento radicale nell’urbanistica e nel modello di sviluppo urbano e territoriale, a partire dai grandi interventi milanesi. 

Non vi illudete, le alternative le stiamo costruendo. Questa Milano deve fermarsi e ripartire da altri presupposti, e insieme alle altre città e territori deve  trovare altre forme di trasformazione equa e non competitiva, ma collaborativa e redistributiva, sociale senza spolverate e veli retorici menzogneri.”

Leggi anche: Beppe Sala, il Sindaco dimezzato. Che succede a Milano?

 

Foto: Andrea Ferrario. Milano, CityLife.

Qui trovi altre notizie su COMÈLITALIA

 

 

 

 

 

 

Cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ancora nessun commento