Beppe Sala, il sindaco dimezzato. Che sta succedendo a Milano?

Redazione da Redazione4 min. tempo di lettura

Sala per i partiti deve restare sindaco ed essere contemporaneamente discontinuo da sé stesso

UN SINDACO DIMEZZATO

Beppe Sala resterà sindaco di Milano nonostante la bufera giudiziaria che sta coinvolgendo giunta, dirigenti comunali, imprenditori. Di fatto glielo hanno chiesto sia i partiti della sua maggioranza sia larga parte dei partiti di opposizione a Milano, come da dichiarazioni di Giorgia Meloni e dell’ex sindaca di destra Letizia Moratti.

Allo stesso tempo la parola d’ordine a cui il sindaco e la giunta si dovrebbero ispirare, su richiesta di un pò tutti e innanzitutto dei partiti che sostengono il sindaco, nei prossimi 2 anni (il tempo che resta prima delle prossime elezioni milanesi) è DISCONTINUITÀ. 

Quindi il sindaco resterebbe per realizzare nei prossimi 2 anni una politica diversa, discontinua, rispetto a quella portata avanti finora nell’arco di 9 anni. E con tutti gli occhi puntati addosso, a partire da quelli del PD, su ogni atto amministrativo significativo.

Sala sindaco sì. ma dimezzato.

COSA È SUCCESSO A MILANO?

Al di là del paradosso insito nella richiesta  (Sindaco e giunta dovrebbero essere discontinui rispetto a sé stessi), in cosa dovrebbe consistere la discontinuità? 

Per capirlo bisogna innanzitutto inquadrare cosa è successo a Milano in questi ultimi anni e come è avvenuto che Milano diventasse una “città premium” per gli imprenditori immobiliari, secondo una definizione del giornalista Dario Di Vico.

Dopo il successo mediatico dell’Expo l’attrattività di Milano come piattaforma di investimento è cresciuta a livello internazionale..

Sala (un manager prestato alla politica, reduce appunto dall’aver diretto l’Expo) ha intravisto la possibilità di rendere Milano più competitiva delle altre città europee per i capitali immobiliari.

“ARRICCHITEVI”

Una politica nel campo immobiliare, quella di Sala, in linea con le precedenti giunte guidate dalla destra, come quella di Letizia Moratti, di cui non a caso Sala era stato il più stretto collaboratore in veste di Direttore Generale del Comune. È rimasto famoso l’invito di Letizia Moratti ad una assemblea di imprenditori del mattone “Arricchiìtevi”!

DUE MODI PER FARE DI MILANO UNA CITTÀ PREMIUM PER GLI IMMOBILIARISTI

Per farlo si sono attivate due leve:

  • bassi oneri di urbanizzazione, inferiori a quelli delle altre città. Costruire a Milano costa ai costruttori di meno che nelle altre città del Continente. Viceversa al Comune arrivano meno soldi da investire in servizi alla cittadinanza.
  • “semplificazione” delle procedure autorizzative. È sulla semplificazione, una pratica molto disinvolta a Milano, che si cono puntate le attenzioni della magistratura. . I progetti coinvolti nelle inchieste sono stati autorizzati dal Comune con una cosiddetta Scia, un documento di “Segnalazione Certificata di Inizio Attività”, che di solito si usa per interventi minori di manutenzione o restauro e che permette di accelerare le procedure burocratiche. Il permesso di costruire è invece una pratica edilizia più lunga e complessa, che prevede diverse fasi di controlli preventivi e il pagamento dei contributi economici dovuti al comune per farsi carico dell’impatto della nuova costruzione sul contesto urbano.  Secondo l’accusa, in molte circostanze in cui è stata ritenuta sufficiente la Scia sarebbe servito invece un permesso di costruire, con la valutazione d’impatto sul territorio circostante e oneri di urbanizzazione più alti.

UN CASO EMBLEMATICO: LE PARK TOWERS

In questo momento le inchieste dei giudici riguardano decine di cantieri. A titolo esemplificativo, un caso emblematico riguarda le Park Towers di via Crescenzago, a nord di Milano: tre palazzi di 81, 59 e 10 metri (per un totale di 113 appartamenti) la cui costruzione è stata autorizzata dal comune di Milano come “ristrutturazione” di due capannoni a due piani.

Piazza Gae Aulenti. Nubi nere su Milano. Foto: Bruno Patierno

LE RENDITE IMMOBILIARI A SCAPITO DEI CITTADINI

Scrive Lucia Tozzi, esperta di politiche urbane, sul Fatto Quotidiano:

...La questione sta proprio in questa idea mortifera di crescita illimitata, nel dettato neoliberale della competizione tra le città per l’attrazione degli investimenti: perché il suo principio fondante è la rimozione delle norme che ostacolano il profitto, e quindi la deregolamentazione in campo urbanistico, ambientale, sociale. Quando le lobby immobiliari esercitano pressione per “semplificare” le leggi non vogliono affatto renderle più chiare, ma al contrario creano una zona grigia del diritto per rendere legale fare quello che fanno, e cioè costruire i grattacieli con la Scia in mezzo ai cortili, occupare suolo e distruggere vegetazione, pagare sempre meno tasse e oneri, opprimere le città con cicli continui quanto superflui di demolizione e ricostruzione, ad alta emissione di carbonio e produzione di macerie, privatizzare spazi e servizi pubblici, e soprattutto innalzare costantemente i valori della rendita immobiliare, a scapito degli abitanti.

DISCONTINUITÀ

La discontinuità dovrebbe quindi consistere nel fare il contrario di quanto si è fatto in questi ultimi anni a Milano:

  •  adeguare gli oneri di urbanizzazione agli standard europei per consentire maggiore investimenti nel sociale;
  • frenare e regolamentare lo sfruttamento del suolo a fini speculativi; aprire i tanti spazi lasciati in eredità dall’epoca industriale al verde pubblico e ad usi per la collettività.

Nel “Visconte Dimezzato” Italo Calvino crea la dicotomia tra le due parti del Visconte  Medardo, il Gramo e il Buono. Quale parte sarà quella del sindaco dimezzato? 

 

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