“Mondiali di calcio, la FIFA dietro un racket dei prezzi degno della mafia.”

La denuncia di Jonathan Liew, giornalista dell’inglese Guardian
Dopo il prezzo dei biglietti, negli ultimi giorni è emerso il costo “esorbitante” delle navette per raggiungere gli stadi americani durante i Mondiali di calcio FIFA del 2026. Indignato, il giornalista del “Guardian” lo considera una delle conseguenze del modello finanziario della FIFA, che dimostra “la sua spudorata avidità e il suo disprezzo”. Ecco l’articolo di Liew.
Il Mondiale che tutti odieranno.
Come ogni giornalista che ha fiuto per argomenti fuori dal comune, la mia curiosità è stata stuzzicata questa settimana dall’annuncio di un biglietto dell’autobus per raggiungere lo stadio in occasione dei Mondiali di calcio a 81 euro. Quali raffinatezze a bordo potevano giustificare una tariffa di 81 euro per un viaggio di mezz’ora tra il sud di Boston e lo stadio di Foxborough? Un massaggio shiatsu personalizzato? Uno spazio piscina? Un menù gastronomico stellato? Un concerto lampo – ma toccante – di Céline Dion nel corridoio centrale dell’autobus? Insomma, sentivo che era mio dovere di giornalista svelare questo mistero.
Purtroppo, a un esame più attento, l’autobus Boston Stadium Express istituito per la prossima Coppa del Mondo dell’estate sembra essere solo un autobus ordinario, dotato di sedili ordinari. Il tuo biglietto non rimborsabile (nessuno sconto per i bambini) ti dà solo il diritto di essere lasciato a un quarto d’ora a piedi dallo stadio, per essere prelevato nello stesso posto all’uscita dalla partita. Il ragionamento del comitato organizzatore di Boston è semplice: se ti rapina 81 euro per un biglietto di autobus è perché ne ha il potere, perché la Coppa del Mondo è un evento che si svolge una sola volta, e perché, se ti rifiuti di mettere mano al portafogli, troverà un altro che lo farà.
In ogni caso, se siete in possesso del prezioso biglietto che vi permetterà di assistere a Scozia-Marocco o a Inghilterra-Ghana, il bus a 81c euro sarà più o meno l’unico modo per arrivare allo stadio. Il parcheggio costerà infatti 148 euro e addirittura 228 euro per le partite dei quarti di finale. La corsa in taxi sarà senza dubbio ancora più dolorosa. Ma forse niente di tutto questo ha davvero importanza nel contesto più ampio di questa competizione già offuscata, incarnazione grottesca del capitalismo predatorio e dei suoi abusi autoritari.
La Fifa dietro un racket degno della mafia
Ma vabbè, a volte, nella vita, sono i piccoli dettagli che fanno comprendere le cose. Finora, la copertura mediatica dedicata al prezzo dei biglietti si è concentrata soprattutto sui casi più scioccanti: 591 euro per Inghilterra-Croazia, 9.556 euro per la finale allo stadio di East Rutherford a New York, che sarà il biglietto più costoso della storia del pallone rotondo. E, di fatto, questi importi hanno fatto notizia, gonfiati da un modello tariffario a geometria variabile, opaco e predatore. Ma se si può discutere di quanto dovrebbe costare un biglietto per la finale della Coppa del Mondo tutti hanno un’idea di quanto costa un viaggio in autobus. Il biglietto dell’autobus è il metro standard che tutti sanno definire, ed è per questo che il supplemento inflitto dalla Fifa a chi va allo stadio è ancora più rivoltante.
Perché, non fatevi ingannare, si tratta davvero di un supplemento della Fifa, incarnazione di un modello finanziario che vede l’organo di governo del calcio accaparrarsi quasi tutti i profitti mentre fa pesare quasi tutti i costi sulle città organizzatrici. La Fifa si aggiudica itutte le entrate della biglietteria, dei diritti di trasmissione, del merchandising e delle bancarelle di cibo. Intasca anche quelle dei parcheggi. Nel frattempo, il paese organizzatore deve sostenere tutti i costi di infrastruttura aggiuntivi, dalle fan-zone, spianate che consentono al grande pubblico di seguire le partite sul grande schermo, alla messa in sicurezza dei siti passando per la protezione della polizia.
Si tratta in sostanza di un racket degno della mafia, che obbliga le collettività locali a dispiegare tesori di immaginazione per recuperare gli investimenti sostenuti per ospitare la competizione.
A tutto ciò si aggiunge il mercato della rivendita, dove i biglietti sono a volte copiosamente aumentati e la Fifa preleva il 15% di commissione (scusate se è poco).
Il presidente della Fifa Gianni Infantino si è entusiasmato durante il suo intervento al Forum economico mondiale di Davos.“ È incredibile, tutto ciò testimonia davvero la portata della Coppa del Mondo”.
Disprezzo per il pubblico pagante
Il risultato è un Mondiale unico nel suo genere nella storia moderna: un torneo che non lascia mistero del suo disprezzo per il pubblico pagante, né del suo obiettivo di trarre pieno profitto dal suo monopolio, né della sua intenzione di farne l’evento più insipido e più rovinoso possibile per lo spettatore. Lo testimoniano anche, di passaggio, i divieti di viaggio imposti ai cittadini di quattro dei paesi in lizza (Costa d’Avorio, Haiti, Iran e Senegal), le formalità di ingresso sul territorio quasi proibitive, la minaccia permanente di estradizioni dell’ICE, lapolizia dell’immigrazione USA nelle città organizzatrici. Se la Coppa del Mondo del 2018, in Russia, e quella del 2022, in Qatar, erano in fin dei conti operazioni appariscenti di “sportwashing”, quella del 2026 in America sarà quella, vergognosa, che disprezza gli spettatori, brandendo con orgoglio la bandiera nera del capitalismo tardivo di cui è il simbolo.
La Coppa del Mondo è un evento che dovrebbe appartenere a noi, a tutti.
In realtà, la vera eredità di questa Coppa del Mondo – le cui ripercussioni si estendono ben oltre il calcio – sarà forse di aver messo in luce il disprezzo dei potenti per le persone.
Ecco dove siamo arrivati oggi: una Coppa del Mondo allargata a 48 squadre, che durerà più a lungo di molte guerre, che spremerà la maggior parte dei grandi giocatori, sotto gli occhi dei tifosi spennati fino all’ultimo centesimo, traslocati in autobus a 80 euro a sedile, che subiranno come bonus l’umiliazione di stare in coda per ore e di dover svelare la storia dei loro social network alle dogane americane perché le guardie alla frontiera verifichino che non siano presenti post anti-americani.
O forse, al contrario, dovremmo concepire una forma di gratitudine. Perché, mettendo alla prova la loro spudorata avidità e il loro evidente disprezzo, queste brave persone della Fifa fanno cadere almeno la maschera e ci rivelano, a tutte e a tutti, il fondo del loro pensiero.
Foto: My Profit Tutor
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