Malattie neurodegenerative: «Bisogna eliminare l’uso del solvente esano nel cibo»

Il giornale francese Liberation raccoglie l’appello del professor Devos per la messa al bando dell’esano presente in alcune tipologie di alimenti.
Prevenire è importante per lui tanto quanto curare. Il neurologo David Devos, medico all’ospedale universitario di Lille e professore di farmacologia medica all’università della città, si è fatto conoscere per la sua lotta contro il morbo di Parkinson.
Il medico si fa anche paladino della prevenzione e della riduzione dell’esposizione a prodotti che aumentano il rischio di malattie neurodegenerative. Qualche settimana fa, ha co-firmato un articolo sul giornale francese Le Monde per mettere in guardia sui pericoli dell’esano, un solvente industriale Con il giornalista Guillaume Coudray, autore di un’indagine molto approfondita su questo prodotto, e una trentina di medici, scienziati e attori del mondo della salute, David Devos chiede di regolamentarne meglio l’uso, o addirittura di vietarlo.
Il liquido incolore, proveniente dalla distillazione del petrolio, serve per estrarre industrialmente l’olio di semi di colza, soia o girasole e se ne trova, sotto forma di tracce, in molti alimenti tra cui in particolare la margarina . La sostanza è neurotossica e sospettata anche di alterare la fertilità.
Ecco perché David Devos esorta le autorità pubbliche e il settore agroalimentare a sostituire l’esano con alternative più verdi.
Perché, dice Devos, c’è un enorme problema di salute pubblica ampiamente passato sotto silenzio: l’esplosione delle malattie neurodegenerative è uno tsunami. Parkinson, Alzheimer, le più frequenti, si spiegano con la morte di neuroni in tre diverse regioni del cervello e del midollo spinale. Il cervello è l’organo più lipidico, quello che consuma più energia: non appena un prodotto tossico si intromette nel nostro corpo, colpisce questa zona di fragilità, di alto consumo energetico. I solventi hanno un’affinità per gli organi ricchi di grassi, quindi per il cervello. Tutti i solventi sono pericolosi. Nessuno è innocuo; molti causano danni al sistema nervoso. Oggi, si documentano quelli dell’esano – o meglio dell’n-esano per riprendere il nome scientifico. Questo prodotto composto da atomi di carbonio e idrogeno è un derivato del petrolio. I suoi effetti deleteri sono noti da più di cinquant’anni: diversi studi hanno mostrato danni al sistema nervoso in operai che lo producevano (attacco dei nervi periferici e Parkinson). Un’associazione tra l’esposizione a questo solvente e l’insorgenza della malattia di Parkinson è evocata in diversi lavori epidemiologici, italiani e cinesi in particolare. Dal 1973 in Francia, l’assicurazione sanitaria ha riconosciuto che poteva causare malattie professionali, il che ha aperto la strada al risarcimento delle vittime di intossicazioni acute o croniche sul lavoro.
La letteratura medica e le agenzie sanitarie mondiali mettono in guardia soprattutto contro l’inalazione di esano. Gli studi sulla contaminazione alimentare sono più lacunosi
Il rischio di inalazione è ovviamente il problema principale e riguarda principalmente le persone esposte a questo solvente sul lavoro. Ma la questione dei pericoli legati al consumo di alimenti resta rilevante . L’EFSA [l’Autorità europea per la sicurezza alimentare] è stata incaricata a maggio dalla Commissione europea di rivalutare la sicurezza del suo utilizzo nel settore agroalimentare. L’urgenza è determinare una soglia minima al di sotto della quale l’ingestione non è tossica e di documentare l’esposizione cronica invisibile attraverso il cibo. Non è facile perché si trova in molti prodotti alimentari entry-level, ma è imperativo perché i più poveri e i meno istruiti, grandi consumatori di alimenti ultraprocessati, sono i più minacciati da questa contaminazione alimentare. Bisogna spingere a una presa di coscienza. La storia recente della mobilitazione contro alcuni prodotti chimici dimostra che è possibile: oggi, nessuno ignora più il legame tra il morbo di Parkinson e l’esposizione ai pesticidi tra gli agricoltori e per questo se ne usano meno in alcune colture.
Bisogna informare i consumatori. Devono poter scegliere se vogliono, o meno, continuare a mangiare residui di petrolio.
Immagine di copertina: Saga per Liberation
