L’Arte nell’Era dell’Intelligenza Artificiale: Seconda parte (2/4)

Redazione da Redazione2 min. tempo di lettura

La fine di un’epoca o l’inizio di una nuova lingua

Il Paradigma Concettuale: L’Idea Sopra la Mano

L’arte concettuale del Novecento aveva già separato radicalmente l’idea dall’esecuzione manuale. Da Duchamp in poi, l’abilità tecnica ha ceduto il primato al concetto: l’orinatoio ribattezzato “Fountain” non richiedeva virtuosismo, ma visione. L’artista diviene colui che sceglie, non necessariamente colui che fa.

Duchamp, Fountain

L’AI porta questo paradigma all’estremo. L’artista che usa sistemi generativi definisce il concept, fornisce il prompt, seleziona gli output, ma la realizzazione materiale è delegata alla macchina. Il dialogo creativo avviene nello spazio latente, dove l’IA esplora combinazioni che l’artista umano non avrebbe mai potuto immaginare da solo.

Ma se l’idea è tutto e l’esecuzione è automatizzata, cosa distingue ancora l’arte dal non-arte? Chi è l’autore: chi ha scritto il prompt o chi ha programmato l’algoritmo? Il diritto d’autore vacilla, la legislazione arranca, l’IA Act europeo tenta regolamentazioni che nascono già obsolete.

Il Test di Turing Estetico: Blade Runner È Già Qui

Esiste un momento preciso in cui l’osservatore non riesce più a distinguere un’opera creata da un umano da una generata da un IA. Questo “test di Turing estetico” è già superato: le immagini artificiali raggiungono livelli di raffinatezza che ingannano anche esperti.

Come nel mondo distopico di Blade Runner, dove replicanti e umani sono indistinguibili fino al test di Voight-Kampff, ci troviamo in un territorio dove l’origine dell’opera non è più deducibile dal risultato. L’estetica dell’AI esiste ed è riconoscibile, certo, ma evolve rapidamente. Ciò che oggi identifichiamo come “fatto dall’AI” domani sarà indistinguibile da qualsiasi altra forma d’arte.

Questa indistinguibilità mette in crisi l’intero sistema di valutazione. Se non possiamo stabilire chi ha creato un’opera, come ne stabiliamo il valore? Come ne garantiamo l’autenticità? Il mercato dell’arte, ancora legato alla materialità e alla firma fisica, si trova imbarazzato davanti all’immaterialità delle opere digitali. I tentativi di certificazione tramite NFT hanno dimostrato una richiesta di attestazione, ma quel mercato è oggi drasticamente ridimensionato.

A conti fatti, il mercato dell’arte ufficiale, quello delle gallerie, ha effettivamente già affrontato molte volte il dilemma di cosa sia o non sia arte e pare averlo risolto con il marketing. Costruzione di un personaggio, casi mediatici come la banana di Cattelan o il teschio di diamanti di Hirst, quotazioni di mercato impressionanti e speculazione.

Hirst: Teschio di diamanti

 

Testo e immagine di copertina: Fabio Folla

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