L’Arte nell’Era dell’Intelligenza Artificiale: Prima parte (1/4)

La fine di un’epoca o l’Inizio di una nuova lingua
L’autore, Fabio Folla. Illustratore, grafico e storyteller, nonché insegnante di Storia dell’Arte e Disegno, sperimentatore del web e libero pensatore per immagini. Conduce, presso la Scuola di Arti applicate del Castello Sforzesco di Milano, il Corso di Animazione Digitale, così come, per l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, in qualità di Docente Esterno, il Corso di Computer Game per il corso di Nuove tecnologie. Per conto di Enti e Cooperative Sociali, realizza, attraverso il videogioco, esperienze didattiche interattive. Ha partecipato a mostre collettive con opere visive e installazioni animate, gestisce pagine e gruppi social, collabora all’organizzazione di eventi culturali in ambito fumetto ed è presidente dell’Associazione Onlus L’AlberoCasa.
La Performatività Estrema dell’AI: Quando la Creazione Diventa Istantanea
L’intelligenza artificiale ha portato nel mondo dell’arte una performatività senza precedenti. Quello che un artista tradizionale avrebbe impiegato giorni, settimane o mesi a realizzare, l’IA lo produce in secondi. Sistemi come DALL·E e Midjourney convertono un semplice input testuale in immagini complesse, attingendo a database con miliardi di dati che costituiscono l’immaginario collettivo globale.
Attraverso architetture come le GAN (Generative Adversarial Networks), dove un generatore e un discriminatore si sfidano continuamente, l’AI non assembla semplicemente frammenti di opere esistenti, ma ricombina pixel attraverso meccanismi di apprendimento, esplorando uno spazio latente di possibilità creative infinitamente più vasto della memoria umana.
Questa velocità estrema e questa facilità d’uso pongono una domanda fondamentale: se chiunque può generare un’opera in pochi istanti, cosa resta del valore dell’arte?
La Tecnologia Come Catalyst: Non È la Prima Volta
La storia dell’arte è costellata di momenti in cui la tecnologia ha scardinato le certezze consolidate. L’avvento della fotografia nel XIX secolo rappresenta il parallelo più calzante. Quando la macchina fotografica iniziò a catturare la realtà con precisione meccanica, l’arte pittorica fu liberata dall’obbligo della rappresentazione fedele. Nacquero l’Impressionismo, l’Espressionismo, l’Astrattismo: movimenti che non cercavano più di riprodurre il mondo, ma di interpretarlo, deformarlo, trascenderlo.
Anche la camera obscura nel Rinascimento, i tubetti di colore portatili che permisero la pittura en plein air, la stampa che moltiplicò le immagini: ogni innovazione tecnica ha modificato non solo gli strumenti, ma il concetto stesso di cosa potesse essere considerato arte

La camera obscura
L’AI rappresenta l’ennesima, forse definitiva, frattura in questa linea evolutiva. La AI infatti fatica ad essere definibile come mero strumento ma piuttosto è un agente come nella definizione di Yuval Noah Harari, ovvero un ente capace di prendere decisioni, di individuare pattern, riconoscere stili e mescolarli tra loro. Una volta entrati nell’era digitale in cui ogni immagine è traducibile in dati, questi possono essere scansionati, compresi e rielaborati attraverso l’uso di reti neurali e diventare matrice di parametri che la macchina stipa nella propria Black Box (la misteriosa scatola nera che custodisce il distillato di conoscenza dell’intelligenza artificiale).
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Immagine di copertina: Fabio Folla
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