Israele. Ebrea americana denuncia un colono che ha investito una bambina palestinese: espulsa.

Lo riporta il giornale israeliano Haaretz
Israele ha deportato una attivista ebrea americana che ha riferito che un veicolo guidato da un colono aveva investito volontariamente una bambina palestinese di cinque anni in Cisgiordania.
La donna è stata trasferita in Egitto attraverso il valico di frontiera di Taba nel Sinai.
L’attivista è stata arrestata dopo uno scontro con l’autista ebreo coinvolto nell’incidente a South Hebron Hills, ha detto la polizia israeliana. È stata accusata di disturbo dell’ordine pubblico e di aver danneggiato il veicolo del conducente prendendolo a calci.
Il caso della bambina palestinese ferita è stato derubricato a incidente stradale.
Secondo la testimonianza dell’attivista, sia durante il suo interrogatorio della polizia che durante una successiva udienza con ll’Autorità per l’immigrazione prima della sua deportazione, non le è stato chiesto della collisione o delle circostanze del suo arresto. Invece l’interrogatorio si è concentrato sui suoi post su Instagram di critica al governo israeliano e sulle sue opinioni politiche.
Funzionari dell’Autorità israeliana per l’immigrazione e la polizia hanno detto che l’attivista era stata precedentemente ammonita a febbraio, quando era stata interrogata sulla sua attività di attivista a Masafer Yatta – un gruppo di comunità palestinesi nelle colline di Hebron meridionale che ha a lungo affrontato ordini di demolizione e minacce di sfratto. Quel precedente ammonimento, hanno sostenuto, ha giustificato la sua immediata deportazione. Tuttavia, il suo avvocato, Alon Sapir, afferma che durante il precedente interrogatorio, non era stata sospettata di alcun reato ed era stata rilasciata senza condizioni.
“Il governo israeliano ha deciso di mettere a tacere le critiche e le proteste non violente deportando sistematicamente gli attivisti pacifisti che osano entrare in Israele, solo perché si oppongono alla politica di Israele nei territori”, ha detto Sapir. “Uno stato democratico non agisce in questo modo, e un sistema giudiziario indipendente non lo permetterebbe”.
Foto: Hammam Suad
