Il racconto. L’indignometro di Borgo Sdegnato

Redazione da Redazione4 min. tempo di lettura

 

A Borgo Sdegnato, ridente cittadina di provincia famosa per la sagra del sospiro e per il campanile pendente dalla parte del torto, un giorno arrivò l’Indignometro.

Lo portò il professor Ottavio Fumanti, direttore dell’Istituto Superiore per la Misurazione del Disappunto Collettivo, un uomo così rigoroso che misurava perfino quanto si annoiava la moglie (quarantadue virgola sei, in costante crescita). L’apparecchio era una specie di juke box color crema, con una lancetta rossa e una scala da zero a cento. Lo piazzarono in piazza, tra la fontana e il bar Sport Universale, dove l’opinione pubblica si riuniva ogni mattina alle sette per sbagliare tutto in compagnia.

«Signori» disse il professore «da oggi sapremo scientificamente cosa ci fa arrabbiare.»

Il primo esperimento riguardò i ghiacciai. Il professore annunciò che il ghiacciaio sopra Borgo Sdegnato si era ritirato talmente tanto che ormai stava in Svizzera e pagava le tasse lì. La piazza ascoltò. La lancetta si mosse appena, sbadigliò e tornò a dieci. Al bar il Ragionier Bertocchi commentò: «Meglio, così d’estate si sta più freschi in montagna, no? Cioè, al contrario. Insomma, ci siamo capiti.» Nessuno aveva capito, ma tutti annuirono.

Quella sera stessa si presentò al Municipio un pinguino. Era magro, aveva una valigia di cartone e un cappello di lana fatto a mano. Chiese asilo climatico. L’impiegato dell’anagrafe gli disse che serviva il modulo B12, disponibile solo il martedì dalle 9 alle 9 e un quarto. Era giovedì.

Il secondo esperimento fu il telegiornale. Il Tg Sdegnato mandò in onda un servizio da una terra lontana: una bambina seduta sulle macerie, col fazzoletto in testa. Aveva una scarpa sola. L’altro piede era nudo, grigio di polvere e lei ci teneva sopra la mano, come se fosse quello il problema da nascondere.

In piazza la lancetta salì fino a venti e per un attimo sembrò voler salire ancora. Poi il conduttore disse «E ora, il meteo», la signora Ermelinda cambiò canale per vedere il quiz dove si vincono i lingotti indovinando il prezzo del sedano e la lancetta, un po’ vergognandosi, si sedette.

Il terzo esperimento arrivò per posta. Era una lettera firmata da una mucca, Gertrude, matricola IT045-778-B, residente in un capannone di diciottomila metri quadri senza finestre. Scriveva con una calligrafia incerta, perché gli zoccoli non aiutano, che non aveva mai visto un prato e che le avevano detto che l’erba era verde ma lei non ci credeva. La lancetta arrivò a trentadue. Al bar qualcuno si commosse fino alle lacrime, poi ordinò un panino col prosciutto per riprendersi.

Il quarto esperimento lo fece la vita stessa. Le zucchine al mercato toccarono gli otto euro al chilo, il caffè un euro e sessanta, il pieno della Panda quanto un rene usato. Lì la lancetta schizzò a cinquantadue. Si formarono capannelli, si alzarono voci, il Ragionier Bertocchi fondò un comitato, il comitato fondò una chat, la chat in tre giorni produsse ottocento messaggi, sei litigi e un vocale di undici minuti sulla Massoneria. Poi tutti tornarono a pagare le zucchine otto euro.

Il professor Fumanti era soddisfatto. «I dati sono coerenti» scriveva sul taccuino. «Il cittadino medio si indigna in modo proporzionato e moderato.»

Fu allora che successe.

Una domenica mattina, in via del Commercio, qualcuno ruppe la vetrina del Megastore Sorrisone, quello col logo sorridente che vende tutto, anche l’aria in confezione regalo.

L’Indignometro esplose.

La lancetta sfondò il cento, rimbalzò sul campanile, fece tre giri della piazza e si conficcò nella porta della farmacia. Suonarono le sirene. Arrivarono quattro troupe televisive, due elicotteri, un sottosegretario in mocassini e un esperto di sicurezza urbana con la barba di chi ha visto cose. Il Tg Sdegnato fece un’edizione straordinaria di nove ore. Si tenne una fiaccolata per la vetrina. Il vetraio che la sostituì fu intervistato come un reduce. Il sindaco istituì la Giornata della Memoria del Cristallo Temperato. Al bar Sport si formarono due partiti: quelli che volevano l’esercito e quelli che volevano l’esercito ma con più carri armati.

Nessuno si chiese chi fosse stato.

Lo sapeva solo il professor Fumanti, che quella mattina passava di lì e aveva visto tutto. Era stato il pinguino. Aveva lanciato il sasso con tutta la forza delle sue ali che non volano, poi era rimasto lì, fermo, con la valigia di cartone, ad aspettare che qualcuno gli chiedesse perché.

Il professore aprì il taccuino e scrisse: Il gesto è sbagliato. Poi ci pensò su, e sotto, più piccolo, aggiunse: Il resto di più.

Nessuno chiese niente al pinguino. Lo fotografarono, lo chiamarono vandalo, teppista, black bloc in frac. Per settimane discussero della vetrina, del sasso, della traiettoria e del costo del vetro antisfondamento.

Quella sera il professore tornò all’Istituto, prese l’Indignometro rotto e ci attaccò sopra un biglietto: «Strumento perfettamente funzionante. È tarato male chi lo guarda.»

Il pinguino rimase seduto sul marciapiede di via del Commercio, davanti alla vetrina nuova, con la sua valigia di cartone. Ogni tanto guardava il cielo.

Non nevicava mai.

Autore del racconto: Alessandro Bianchi via Facebook.

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1 Comment
  • Nicola Palmirotta
    24 10 2026

    Ho sempre sostenuto che questa satira raffinata è la mia preferita!