Come gli abitanti di Minneapolis si sono organizzati per resistere all’ICE.

Di fronte agli abusi degli agenti dell’ICE, gli abitanti di Minneapolis si sono mobilitati per difendere i loro quartieri, la loro città e i loro vicini. Una resistenza orizzontale e spontanea, sottolinea un reportage di “The Atlantic”.
Nei giorni più caldi dello scontro tra l’Ice e gli abitanti di Minneapolis, il giornale statunitense The Atlantic ha realizzato un reportage che racconta come gli abitanti si sono organizzati per resistere, in un movimento senza leader. Qui la traduzione di ampi stralci.
Minneapolis. Il convoglio composto da sei veicoli dell’ICE si ferma. Immediatamente decine di persone si precipitano, telefono in mano, mentre altri escono dalle case circostanti e attorniano gli agenti mascherati e pesantemente armati che scendono dai loro SUV neri. La rabbia della folla è qualcosa di palpabile e imponente, così come la cacofonia dei fischiettii, dei clacson e delle urla. “ICE fuori! Andate a fanculo! Tornate a casa!”
Gli agenti gettano a terra un manifestante sul terreno innevato e lo immobilizzano per ammanettarlo e portarlo via. Il clamore dei cittadini cresce ancora di più. Per liberare la strada bloccata dai manifestanti e dalle loro auto, gli agenti lanciano granate lacrimogene. Un uomo ferito vacilla e inizia a vomitare nella neve.
La scena vede da un lato le milizie militarizzate, dall’altro i manifestanti arrabbiati che chiedono giustizia a gran voce.
Una resistenza pacifica accuratamente orchestrata
A Minneapolis va in scena una resistenza urbana pacifica accuratamente orchestrata, come dimostrano i fischietti identici usati dai manifestanti, i loro slogan, le loro tattiche e il modo in cui sorvegliano gli agenti dell’ICE.
Migliaia di abitanti del Minnesota hanno seguito un corso di formazione quest’anno per diventare osservatori delle pratiche di polizia e hanno partecipato a sessioni di simulazione.
Fanno giri a piedi nei quartieri di giorno e di notte e rimangono connessi grazie ad app crittografate come Signal.
In molte occasioni, si sente la gente dire che non sono manifestanti ma protettori dei loro quartieri, dei loro valori o della Costituzione. Il vicepresidente, J. D. Vance, ha definito le manifestazioni un “caos” orchestrato da attivisti di estrema sinistra sostenuti dalle autorità locali. Ma la realtà sul campo è molto più complessa e interessante. Il movimento ha ampiamente superato il confine circoscritto degli attivisti puri e duri e ha assunto una portata senza precedenti dalla morte di Renée Good uccisa da un agente dell’ICE il 7 gennaio.
Sessioni di formazione per tutti
Un edificio nel sud di Minneapolis è diventato il punto di raccolta per tutti coloro che sono convinti della necessità di proteggersi dal governo americano. Un’associazione organizza sessioni di formazione. Un video mostra consigli su come documentare le retate dell’ICE.
65.000 persone sono già state formate, la maggior parte delle quali dal mese di dicembre. Si organizzano sessioni in piccoli gruppi in cui le persone sono addestrate al confronto diretto con l’ICE. All’interno di una sala, diverse decine di persone, di età comprese tra i 14 e i 70 anni, affrontano tre formatori che interpretano gli agenti dell’ICE. Altri imparano ad ancorarsi a terra per evitare che gli agenti dell’ICE li buttino a terra troppo facilmente.
Altre simulazioni: una irruzione dell’ICE a casa di un vicino e una simulazione di manifestazione in un aeroporto utilizzato dall’ICE per espellere le persone. Il secondo scenario si è concretizzato pochi giorni dopo, quando un centinaio di membri di istituzioni religiose hanno manifestato all’aeroporto internazionale di Minneapolis-Saint Paul.
Un movimento orizzontale e spontaneo
La resistenza è un movimento orizzontale, senza figure dirigenti, è sia spontaneo sia molto locale. Le persone che seguono i convogli dell’ICE si organizzano per quartieri, su gruppi Signal.
Come essere in un’auto della Polizia
Will Stancil, un avvocato e militante, ha un telefono cellulare fissato sul parabrezza della sua auto e, durante il viaggio, riceve la posizione esatta del convoglio ICE in diretta su un gruppo audio Signal.L’effetto è come essere in un’auto della polizia, con la radio che trasmette continuamente i messaggi della centrale.
Foto: Leah Millis. Gli abitanti filmano agenti federali in azione il 21 gennaio
Turni di guardia davanti alle scuole
Basta passeggiare un po’ a Minneapolis per constatare la mobilitazione degli abitanti. Con un freddo gelido, un uomo che chiameremo Daniel sta davanti a una scuola elementare, un fischietto blu intorno al collo. Preferisce rimanere anonimo, perché sua moglie è immigrata. Ogni mattina, si assicura che i bambini possano entrare a scuola in tutta sicurezza. Altri volontari vengono a portargli del caffè o a scambiarsi le ultime notizie. Questi turni di guardia si svolgono davanti alle scuole in tutta l’area di Minneapolis, davanti ai ristoranti e a tutti i luoghi in cui ci sono immigrati. Daniel mi ha confidato:
“Direi che è un’organizzazione senza organizzazione. Dall’assassinio di George Floyd, ci stringiamo tra noi.”
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Le scuole in prima linea
Dall’anno scorso, le scuole avevano già iniziato ad organizzarsi. Amanda Bauer, insegnante in una scuola di Minneapolis che conta molti figli di immigrati, racconta che, dall’autunno scorso, la sua direzione ha informato i genitori per telefono o di persona di ciò che sarebbe stato messo in atto in caso di raid della polizia. Niente e-mail, temevano che le loro e-mail fossero già spiate dal governo.
Questa donna di 49 anni ha difficoltà a mantenere la calma quando parla del giorno in cui l’ICE è comparsa davanti alla sua scuola. Gli agenti federali stavano già sorvegliando l’edificio da dicembre e hanno arrestato alcuni genitori poco prima delle vacanze di Natale. Ma questa volta, gli agenti dell’ICE sono arrivati in tenuta antisommossa e hanno iniziato a perquisire gli appartamenti proprio di fronte alla scuola, dove vivono molti studenti.
“Abbiamo dovuto confinarci nella scuola e tenere i bambini dentro. I genitori hanno fatto una catena umana per bloccare l’ingresso della scuola, ricorda Amanda Bauer. C’era uno studente che guardava fuori dalla finestra e ha visto l’ICE entrare con la forza in casa sua. Continuava a piangere ripetendo: ‘È casa mia.’ Abbiamo tirato le tende, ma era troppo tardi.”
Amanda Bauer è insegnante da venticinque anni e ha assistito all’aumento del numero di sparatorie nelle scuole, “ma non avrei mai immaginato di dover proteggere i bambini del nostro governo”, sottolinea.
Non attivisti ma “umanisti”
I bambini rappresentano una linea di frattura morale per molte persone nella zona di Minneapolis. Non si tratta solo dei bambini immigrati, che rischiano di vedere i loro genitori arrestati ed espulsi o addirittura espulsi loro stessi ma anche di tutti coloro che vanno a scuola o all’asilo.
È il caso di questa coppia di settantenni che non aveva mai pensato di manifestare fino all’arrivo dell’ICE. Si sono resi conto che la loro nipote correva il rischio di assistere a un arresto violento mentre andava a scuola. Dan e Jane vivono in una grande casa in un sobborgo pulito e mi hanno invitato a bere il tè. “Quando un bambino è testimone di scene di violenza, non è come per un adulto”, si preoccupa Dan. Lascia cicatrici profonde.”
Dan e Jane continuano a dire che non sono diventati attivisti. Si vedono piuttosto come “umanisti”, assicura Jane. L’amministrazione Trump va contro i valori fondamentali della fede cristiana, mi dicono, e sono molto arrabbiati. Dan ha seguito una formazione come osservatore delle pratiche di polizia lo stesso giorno in cui Renée Good è stata uccisa. Da allora la coppia fa regolarmente la spesa per consegnarla alle famiglie immigrate.
“Ma dov’è finita la vostra umanità?”

Foto: Arthur Maiorella.Arresto di una manifestante durante una protesta notturna davanti a un hotel dove sono alloggiati agenti federali, alla periferia di Minneapolis, il 26 gennaio.
La resistenza dei religiosi
I rifugiati somali che si sono stabiliti nella regione all’inizio degli anni ’90 furono aiutati e accolti da organizzazioni religiose, in particolare dalle Chiese luterane e cattoliche. Queste comunità religiose sono all’avanguardia del movimento di resistenza all’ICE.
Ingrid Rasmussen, pastora della chiesa luterana della Santa Trinità, è una delle personalità religiose più attive della città. “Non si è mai vista una cosa simile a Minneapolis”, osserva. Il 23 gennaio è stata fermata durante la manifestazione all’aeroporto di Minneapolis. La mattina dopo, ha sentito che un uomo, Alex Pretti, era stato preso di mira da agenti federali. Quando è arrivata sul posto, l’infermiere Alex Pretti era già morto. Gli agenti federali che lo avevano messo a terra e poi gli avevano sparato stavano cercando di disperdere la folla con gas lacrimogeni e granate assordanti. La folla arrabbiata gridava: “Vergognatevi!” Quel giorno, Ingrid Rasmussen si è recata a un’altra manifestazione nel pomeriggio. Trova “sempre più difficile” essere testimone di una tale brutalità da parte del suo governo ogni giorno. “Ed è ancora più esasperante che il potere giustifichi la sua azione in nome della difesa della libertà.”
Foto di copertina: Victor J. Blue: Manifestati il 26 gennaio a Minneapolis. Il cartello in primo piano è un omaggio e Renée Good, uccisa dall’ICE il 7 gennaio.
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