Alcaraz e Sinner, lo sport che non ha bisogno di arbitri.

Ecco, la finale tra Alcaraz e Sinner non è stata una partita “normale”. Non hanno solo lottato per cinque ore e mezzo senza mai perdere contegno – mai un gesto fuori posto, una parola lasciata andare, un cenno di acrimonia se non uno sbuffo qua e là. Si sono letteralmente arbitrati da soli. Come in un torneo di quarta categoria, ma senza le perversione dilettantesca del “furto” costante e reiterato che ai livelli più bassi di qualsiasi sport è un istinto incontrollabile.
Hanno assorbito le asperità dell’ultimo torneo al mondo che ancora usa l’essere umano per chiamare una palla dentro o fuori …. e hanno rilanciato: hanno fatto a meno dell’arbitro, Eva Asderaki. Quando la greca scendeva dalla sedia i due avevano già sentenziato, doveva solo vidimare. Tipo Cassazione, terzo grado di giudizio.
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Sinner ed Alcaraz anticipavano ogni chiamata, toglievano l’impaccio. No grazie, come se avessimo accettato. Concedendo all’avversario un 15 in situazioni di punteggio decisive, con una nonchalance quasi incomprensibile.
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Erano a inizio secondo set, Sinner serve una seconda forte al centro sul 40-40, la palla è chiamata out dal giudice di linea. Alcaraz sarebbe andato a palla-break, ma si avvicina e dopo aver guardato il segno concede il punto all’avversario. Era sotto di un set, e avrebbe potuto approfittare di una chiamata sbagliata. Macché.
In un’altra situazione, quando Asderaki va a controllare il segno di una palla buona chiamata out, e sentenzia “Jannik, is good”, Sinner si è già voltato, è già andato via, ha già dato il punto ad Alcaraz. A quel punto cosa avrebbe dovuto fare l’arbitro? Ribaltare tutto? “Jannik, dove vai? Guarda che la palla è fuori davvero!”.
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E torniamo a usare i bambini. Sinner e Alcaraz hanno ontologicamente tradotto “sport” in tutte le sue accezioni possibili. E non l’hanno fatto come atto dimostrativo, un’esibizione. Hanno fabbricato una prova di forza vicendevole dentro un recinto sovrumano di irreprensibilità e rettitudine, come se quello fosse l’unico binario comportamentale possibile. Senza eccezioni, alibi, deroghe.
Bambini: questo è lo sport, puro e semplice. “Semplice” è la parola chiave di questa lezione definitiva.
Foto: un momento della partita Alcaraz Sinner, Roland Garros, 8 giugno 2025

