Smog in Lombardia: la Regione denunciata alla Corte dei Conti per danno erariale.

Redazione da Redazione4 min. tempo di lettura

Il 7,3 del PIL finisce in danni da PM2,5

 

Articolo di Michela Dell’Amico

Uno studio europeo calcola che il solo PM2.5 costa alla Lombardia 33,4 miliardi di euro l’anno, il 7,3% del PIL regionale: 3.360 euro a cittadino, neonati compresi. Cittadini per l’Aria chiede alla magistratura contabile di accertare le responsabilità politiche degli ultimi quindici anni

La Lombardia è uno dei motori economici del Paese. Eppure, secondo un nuovo studio europeo, ogni anno perde una fetta enorme di quella ricchezza per la mancata attuazione di politiche serie sulla qualità dell’aria: 33,4 miliardi di euro, pari al 7,3% del PIL regionale, il costo del solo impatto sanitario del PM2.5 nel 2023. È la cifra al centro dell’esposto che Cittadini per l’Aria ETS ha depositato il 2 settembre alla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Lombardia, chiedendo di accertare un danno erariale legato a quindici anni di scelte politiche giudicate inadeguate.

Uno studio europeo dietro l’esposto

Alla base della denuncia c’è una ricerca ancora in fase di pubblicazione, condotta da Joseph Spadaro e Francesco Forastiere nell’ambito del progetto VALESOR (Valuation of Environmental Stressors), finanziato dal programma Horizon Europe della Commissione UE. Lo studio quantifica per la prima volta in termini economici l’impatto sanitario della sola esposizione al PM2.5 sulla popolazione lombarda.

Il calcolo tiene conto di costi sanitari diretti — cure, visite, ospedalizzazioni —, perdita di produttività e “disutility”, cioè il peggioramento della qualità della vita legato alla malattia. Solo la spesa sanitaria diretta, sostenuta dal Servizio Sanitario regionale per curare patologie legate alla cattiva qualità dell’aria, ammonterebbe a 1,4 miliardi di euro l’anno. Tra le patologie associate allo smog, quella che pesa di più sui conti pubblici è la demenza, con un costo stimato di 2.394 milioni di euro l’anno, seguita dalla broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), a quota 899 milioni.

“Quel miliardo e mezzo che ogni anno spendiamo per curare chi si ammala a causa dell’aria potremmo investirlo per fare tutto ciò che serve a migliorare davvero la qualità dell’aria: è un obiettivo impegnativo, ma raggiungibile”, spiega Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria.

“Chiediamo alla Corte dei Conti di accertare i fatti esposti, valutare gli eventuali profili di responsabilità erariale personale dei vertici del governo regionale succedutisi dal 2010 a oggi, ed esercitare le azioni previste dall’ordinamento per l’accertamento del danno pubblico e il risarcimento integrale”, aggiunge Gerometta.

Le omissioni contestate

L’esposto ricostruisce un quadro di inadempienze che, secondo l’associazione, si protrae da decenni. Pesano in particolare tre condanne della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e tre procedure di infrazione ancora aperte sul territorio regionale. Nella sentenza del 12 maggio 2022 (causa C-573/19, punto 109), la Corte di Giustizia Europea aveva peraltro respinto la giustificazione delle “avversità orografiche” addotta dall’Italia, osservando che proprio quelle caratteristiche territoriali avrebbero dovuto spingere verso piani più tempestivi e ambiziosi rispetto ad altre regioni.

Il documento cita inoltre il [Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria (PRIA) del 2013, la cui inadeguatezza avrebbe reso necessario un aggiornamento nel 2018, arrivato dopo un’iniziativa giudiziaria della stessa Cittadini per l’Aria. Tra gli altri elementi contestati: i ritardi nella pianificazione, i finanziamenti giudicati insufficienti per il settore dei trasporti — un punto sollevato anche dalla Commissione Europea nella procedura di infrazione —, una deroga regionale del 2021 che ha esteso al 2024 l’uso di vecchi impianti a biomassa legnosa non performanti, e il mancato recepimento di proposte di misure più incisive avanzate dagli stessi tecnici regionali. Viene inoltre segnalato l’aumento di circa 130.000 capi bovini negli allevamenti lombardi tra il 2016 e il 2020, un fattore legato alle emissioni di ammoniaca che contribuiscono alla formazione di PM2.5 secondario.

Non è il primo esposto

Quello alla Corte dei Conti non è il primo atto legale promosso da Cittadini per l’Aria contro la Regione Lombardia. Ad aprile 2026 l’associazione aveva reso nota una denuncia penale depositata alla Procura di Milano il 24 settembre 2025, integrata con una memoria del 1° aprile 2026, che ricostruiva anni di ritardi e misure giudicate insufficienti su traffico stradale, riscaldamento domestico e settore agricolo, evidenziando anche superamenti dei limiti di legge su NO2, PM10 e PM2.5 in diverse stazioni di monitoraggio lombarde. In quel caso l’associazione, assistita dall’avvocato Marino Careglio, ipotizzava profili di rilevanza penale legati al reato di inquinamento ambientale colposo introdotto nell’ordinamento nel 2015. L’esposto alla Corte dei Conti si muove invece su un piano distinto, quello della responsabilità erariale, e punta a quantificare in termini economici il danno alla finanza pubblica regionale.

Il modello francese

Il comunicato richiama il precedente della Francia, dove tra il 2015 e il 2023 il Consiglio di Stato ha condannato cinque volte lo Stato per il mancato rispetto dei limiti UE sulla qualità dell’aria, per un totale di 45 milioni di euro. Secondo l’associazione, questo percorso giudiziario avrebbe spinto Parigi ad adottare politiche strutturali più efficaci, contribuendo a un netto calo delle concentrazioni di PM2.5.

I numeri citati nel comunicato, riferiti al periodo 2005-2023 e tratti dal database Burden of Disease of air pollution dell’Agenzia europea per l’ambiente (Eea), parlano di un crollo del tasso di mortalità da PM2.5 in Francia del 66,4% (da 101,7 a 34,2 decessi ogni 100.000 abitanti), a fronte di una riduzione italiana ferma al 43,4% (da 177,7 a 100,6). Il comunicato riporta inoltre che l’inquinamento da particolato fine causerebbe in Italia circa 43.000 morti premature l’anno, il dato più alto in Unione Europea, davanti a Polonia e Germania.

“Mentre l’Europa progredisce speditamente verso un’aria respirabile, l’Italia resta drammaticamente al palo e, invece di occuparsi di attuare misure e politiche incisive, studia per chiedere deroghe ai nuovi limiti”, ha commentato Gerometta, sottolineando l’importanza del monitoraggio giudiziario come leva per accelerare le politiche di risanamento dell’aria

Michela Dell’Amico, giornalista appassionata di ambiente, natura, salute e diritti. Amo la bicicletta e le città non auto-centriche. Formatrice per OdG Lombardia.

Foto: Bruno Patierno. Milano, piazza Gae Aulenti.

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